La storia di Frosolone (tratto da “A Sud”)

Lunga storia da quando, più di 30 anni fa, correva l’anno 1982, Maurizio Riganelli chiodò Bacio e Gruvi (attuale Blocco 2) e, di poi, un gruppo di ragazzi romani cominciarono la chiodatura della prima serie consistente di vie: Solo una Sana…, Anthrax, Slayer, Viaggio a Xland, Run DMC, Rap e non solo, Fedeli alla linea, Tendinella, Ramba e Cicciolina nei primi settori e, nella zona più a est, Fagian Club, Flesh for fantasy, Schizofrenia, The Wall of Voodoo, Rapidoil, Arrivederci e grazie, Mister Pink, Isolation e Galactica. Si trattava di Francesco Rauco, Gianluca Mazzacano, Luca Bevilacqua, Massimo Gambineri, Federico Arcioni, Massimo Cingolani e Sebastiano Labozzetta. Ad essi seguirono il noto Paolo Caruso (Viaggio ad Avalon, Il guardiano della soglia, Zero coriandoli, Moti intestinali, Il doppio, Il mito della caverna, Il punto oscuro, …), Roberto Ferrante (Il Signore è servito, Viale del tramonto, Pendolino, Eolo, Cardine Sinistro, Cardine Destro, …) e Fiorino Moretti (autore di numerose vie della Morgia Quadra, tra cui Pantera nera e Queimada, il 7b più famoso e battuto della falesia, ricordato per le sue prese buone ma distanti!).

Alcuni di questi “ragazzi” hanno continuato a frequentare la falesia per tutti questi anni ed ora in compagnia della nuova generazione dei loro figli, dai quali, per grado e prestazione saranno, come è naturale e come si spera, definitivamente surclassati e messi da parte: il duro avanzare della storia! Ma, in quanto a visionarietà ed abilità chiodatoria la giovane generazione dovrà faticare e immaginare non poco per raggiungere i risultati di quella che l’ha preceduta. Non sarà affatto facile che nuovi talenti riescano a creare nuove linee in grado di assurgere, sul livello del nono, al ruolo mitologico e classico di riferimento rivestito per decenni dagli ottavi di Sebastiano Labozzetta: le favolose, ora come sempre, Agony, Mantanavai o Seek and destroy, che all’epoca Seba scalava con la omonima musica dei Metallica nelle orecchie. E’ grazie alla forza epica di questa prima pagina di storia, oltre che alle caratteristiche del suo calcare, che la roccia di questa falesia si è mantenuta forte e in buona salute, nonostante l’ostilità di qualche “orco” locale e la distanza dai grandi collegamenti stradali. Così, tra la fine degli anni novanta e i primi del nuovo secolo, è la volta degli abruzzesi e degli ascolani a dare impulso e nuova linfa alla storia di Colle dell’Orso, a salvaguardarne e promuoverne, cioè, il livello tecnico e la fruibilità atletica: le vie di Mauro Calibani (Moto slip, Via col vento, Fattalà, Fumana Mandala, Pulcinella), di cui è presente in questa giuda un resoconto di pugno del medesimo, e le vie di Giorgio Ferretti (Pace e bene, La S. Gnocca, Buffo, Ruah, Fallo dentro, Sarà, Padre Luciano).

Il lavoro di Calibani e di Ferretti ha rilanciato il livello della falesia, ma, soprattutto lo ha proiettato verso il futuro grazie a quello che possiamo considerare come il lascito di questo loro periodo, la sfida lanciata alla nuova generazione: L’Era del Ferro, ovvero il Progetto, l’impresa che potrebbe inserire Frosolone nel destino dell’arrampicata non più solo locale o centromeridionale.
Questo è stato anche il periodo in cui Giorgio Ferretti, oltre alle suddette nuove tracciature si è reso fautore della tanto generosa quanto magistrale opera di richiodatura di alcune decine di tiri storici, solo per citarne alcune: Celtic Frost, Agony, Anthrax, Slayer, Sodom, Zero coriandoli, Mantanavai, Seek and destroy, Fuga dalla follia, Galactica, Arcadia. Apprezzabile lavoro, fatto con copiosa messa in opera di fix, piastrine e catene rigorosamente omologate inox, sempre esclusivamente sponsorizzate dalla magnanimità del medesimo Giorgio Ferretti stesso. Ragazzi ogni volta che vi divertirete su Slayer, quando rinviate la catena tranquilli e per nulla affetti da paranoie color della ruggine, un ringraziamento a Ferretti, mi raccomando!
L’ultimo decennio ha visto adoperarsi, su per i massi della falesia, una variegata schiera di chiodatori: Luigi Baratta (chiodatura e messa a nuovo di tutte le 17 vie del Blocco 2 e del Blocco N, Prison Break, Frattali cosmici, Chop Suey!, Metallica, Gorgo, Autistico, Dalle picche al costume, Poldo, Mini crak e Little Toy, Odissea nello spazio, The Undertaker, …), Riccardo Quaranta (chiodatura del blocco Tana delle Tigri, Zodiac, Lontananze d’azzurro, Sarcofagia, Ferro battuto, la bella e battutissima Invito al viaggio, Pixel Dream, Sky Eyes, Dissolution, Gli uccelli, Sploosh!, Nomadi, …), Nicola Cosenza (chiodatura dell’intero settore di Fonte del Frate, Buon Compleanno, Petaccia Climb, Il Ritorno di Trapanetor, Max vs Vale, La Prima Volta, Tex Willer, La Prua, Disneyland, La rampa, …), Carmine Radassao (chiodatura del masso Pinna, T’foc e t’lisc, Pettus, Variante Zero, U’cuocc’, Paperon de’ Paperoni, Solina, Soletta, Plutarco, …), Pietro Radassao (chiodatura del Blocco Trincea, Lotta con la Solitudine, Obito, Wolverine, Trecento, Sindrome da Binge Eating, Addio, i due giochini Trota e Pesciolino, Crisi nella crisi, …), Andrea Imbrosciano (La maga dei nodi, La Repubblica del Kanalla, Trasiti rettali, Povera patria e la ormai storica Olive Fritte), Mati Logoreci (Dissonanze, Freghete Compà, Morgialiscia, Gli Acciaccati e Karate) e forse altri che ora mi sfuggono e con i quali non posso fare altro che scusarmi.

Nel frattempo i primi “autori” hanno continuato a frequentare la falesia e a prestare il proprio “lavoro di quota”, chi sporadicamente, chi in modo continuativo e programmato. E’ il caso, questo, di Gianluca Mazzacano. Gianluca è l’artefice della riscoperta della Valle Segreta ove, in mezzo a una scorta di 7b e 7c, dal fondo sotterraneo della ‘’crepa’’, strapiombando fino al livello del suolo, emerge dalle oscurità Ultimo Viaggio con Caronte e svetta, poi, in un chiarore fantastico di calcare e di cieli aperti: vedere per credere!
L’epica di Colle e della sua storia è, dunque, ancora nel suo pieno: i tanti progetti ancora aperti, oltre a eventuali nuovi settori ancora completamente da attrezzare, rappresentano attrattive molto forti che potrebbero richiamare un numero ancora più grande di scalatori, forse troppo grande per gli equilibri ecologici e la buona salute delle prese. Sembrerebbe allora fondato il timore degli amanti più antichi, memori dei bei “tempi di una volta”, quando raramente si incrociava più di un paio di scalatori tra i Gemelli e La Morgia Quadra e ogni presa sembrava assolutamente al sicuro da untume e marmorizzazione di sorta!

Ma il destino in questo caso è stato clemente: madre natura, che tutto vede e provvede, sopra la nostra falesia, a sua peculiare protezione pose piogge frequenti e forte vento, quel vento che gela le dita e da solo basta a sciogliere tribù e contingentare afflussi.

E sia: a parte qualche domenicale fortunato, Colle compiacerà del suo favore sempre e solo l’elite dei più temprati, professionali e fedeli adoratori!

Pietro Radassao