Colle dell’Orso e L’Arpiglio (tratto da “A Sud”)

La associazione dilettantistica Sportiva L’Arpiglio nasce nel 2002, animata da Carmine Radassao. In quello stesso anno aderisce alla FASI e, nel 2003 iniziano i primi successi in campo agonistico, nel torneo interregionale “Mediterraneo Block“, organizzato, in ambito FASI, da Aristo Aloi e la sua associazione di Foggia.

Data la cronica carenza di impianti sportivi che non siano collegati al calcio, endemica piaga delle infrastrutture sociali del sud Italia e, ovviamente, del Molise, devastato anch’esso dalle politiche clientelari, speculative e nepotistiche, fu subito chiaro, ai pochi soci de L’Arpiglio, che il cielo aperto, il vento e la roccia di Frosolone sarebbero stata la loro unica struttura ed il loro campo di gara. A parte, quindi, alcuni pannelli ed una trave in un piccolo ambiente di una palestra privata di fitness e body building, il che garantiva e ancora oggi non altro garantisce che la possibilità di trazionare e sospendersi ad libido, e anche questo solo a pochi, l’esercizio dell’arrampicata da allora è sempre stato cosa della domenica, della attesa del buon tempo senza pioggia, neve e, soprattutto senza vento: è sempre stato, cioè, Colle dell’Orso, la falesia molisana per antonomasia.

Su e giù per i 44 km che separano la città dalla falesia, i gemelli Silvaroli, Pietro Radassao, Lucia D’Alonzo, Consuelo Sallustio, tutti al di sotto dei 10 anni, seguono i “vecchi” e cominciano la loro avventura nell’arrampicata sui loro primi quinti gradi: i pianti di Lucia su Viale del Tramonto, la disperazione di Consuelo su Cardine Destro, le smargiassate di Luca ed Emilio, ancora troppo piccoli per avere paura ma abbastanza sadici da terrorizzare la vigile, instancabile Fabrizia e, soprattutto le urla ingiuriose di Carmine giù per la valle, stile brutish highlander, versus il povero Pietro, reo di qualche resting di troppo: “L’Arpiglio” ai suoi albori.

Ma la raffinata metodica incentrata sulla combinazione di trazioni alla Rocky Balboa, in perfetto stile underground, e di allunghi su per i buchi calcarei di Colle dell’Orso, ben presto dà i suoi frutti: Luca, Pietro ed Emilio partecipano ai campionati giovanili e, senza aver mai visto la plastica di vie lead prima di allora, nel 2008 vincono le prime garette; Emilio nello stesso primo anno di gare, conquista il primo posto nella finale lead di Catania raccogliendo gli applausi sinceri e sentiti di tutti coloro che lo osservarono arrampicare. Negli anni successivi, accanto ad Emilio, sempre tra i primi sia nel lead che nel boulder, comincia a dire la sua anche Consuelo collezionando importanti podi nei campionati italiani giovanili, mentre restano sempre buone le prestazioni di Pietro, Luca e Lucia. Ma l’ oggetto del desiderio resta per tutti sempre Frosolone ed è qui che Pietro, a quindici anni libera il primo 8a molisano, seguito, nel 2012 da Emilio e Consuelo, ancora dodicenni, dando inizio ad un processo di crescita di livello della scalata nostrana progressivo e ben lungi dall’essersi concluso.

Come dunque non essere riconoscenti a ‘’Colle’’? Questo detto anche dal punto di vista delle gare, cioè FASI, e, quindi, come non intervenire con passione in difesa delle innumerevoli “Morgie Quadre” sparse per l’Italia quando negli anni scorsi esplose la ‘’questione falesie’’? Difesa non tanto contro chi vuole regolamentare le “strutture falesie” per renderle sportivamente fruibili, quanto contro chi vuole speculare per regolamentarle, per rafforzare così rendite di bottega. Fin dall’inizio del dibattito, all’interno della federazione, sulla “omologazione” delle falesie, quali strutture sportive utilizzabili per corsi di arrampicata e per l’esercizio e l’allenamento degli atleti di ogni livello, la posizione dell’associazione molisana fu subito chiara: le Guide Alpine indirizzino le loro rivendicazioni didattico-giuridiche e la promozione della loro tecnica professionale alla pratica dell’avventura alpina, ove nessuno si sogna di sostituirsi ad esse, ma lascino ai singoli appassionati e alla società sportive la possibilità di arrampicare liberamente e agonisticamente sulla roccia delle falesie. Per noi questa posizione, oltre ad essere una questione di sopravvivenza e di rispetto verso la roccia di Frosolone, era ed è un fatto di riconoscenza verso tutti quei ragazzi che, nell’epoca in cui la maggior parte delle guide ancora lottavano contro il mitico sesto grado, hanno chiodato e aperto nel Nord e nel Centro Italia centinaia di 7c e i primi ottavi gradi; non era, insomma, la difesa corporativa di un istruttore FASI denunciato, in quegli anni, dalle guide, era, al di là di ogni complicazione giuridica, un fatto di resistenza civile contro il solito bizantinismo burocratico e cavilloso della politica italiana, sempre pronta a nascondere gli interessi illiberali di pochi dietro fitti sbarramenti di cavilli e pletore burocratiche.

Ma basti quanto detto su questo discorso, iniziato da L’Arpiglio affianco ad Aristo Aloi, a metà del decennio scorso, ed ancora aperto nella FASI (per adesso restiamo in attesa della realizzazione dei “programmi elettorali” presentati dai nostri dirigenti in autunno 2012, prima della rielezione di Presidente e Consiglieri) e ritorniamo alla ben più piacevole immago di Colle dell’Orso. Dalla primavera del 2011 ad oggi, il progressivo salire del grado dei nostri giovani eroi, ha fatto sì che in questa falesia ci fosse una ripresa di interesse per la chiodatura di nuovi tiri duri, tal che, anche grazie al prezioso ausilio di Luigi Baratta, infaticabile e generoso manutentore di vie vecchie e nuove, sono ora molteplici i “progetti” che attendono di essere risolti: Prison Break, Plutarco, Wood, Luccio, Gorgo, Dieta a Zona, ecc. L’Arpiglio spera che questi itinerari, per quanto pregevoli in sé stessi, rappresentino, per la nuova leva dei climbers nostrani, solo degli obiettivi intermedi, delle tappe di avvicinamento alla soluzione della mitica L’Era del ferro. Vedremo!

Pietro Radassao