“Fallo Dentro”

Ieri sono riuscito a salire “Fallo Dentro”, via (o meglio boulder) di 10 metri con il duro concentrato in un sequenza di 6 movimenti ad intensità crescente. La provai per la prima volta un giorno d’estate di 6 anni fa: avevo appena salito “Mantanavai” e la linea è proprio sul masso di fianco, all’ombra tutto il giorno tranne 2-3 ore nel primo pomeriggio… Ricordo che fu un totale fracasso: seppur in quel periodo avevo ripetuto diversi 8a e 8a+ in tempi brevi, “Fallo dentro” mi sembrava impossibile, qualcosa di oltre il mio livello ed infatti trascorse un anno prima che misi mano su vie di 8b o superiori.

Appena ritornato dalla Spagna, l’estate 2015 la passai interamente a Frosolone, più di un giorno a settimana non riuscivo ad allontanarmi dalla falesia! Così salii quasi tutte le vie che mi mancavano e oltre quelle nuove, chiodate durante il mio anno fuori, riuscii in alcune prime salite tra cui la più importante “Ultimo viaggio con Caronte” per cui proposi l’8c.
Insomma era in forma, leggero come una piuma (in 2 mesi passai da 63 a 55kg) e con un’esperienza di svariate decine di ottavi gradi alle spalle. Allora perchè non provare “Fallo Dentro”? Era pur sempre una via che mancava alla lista… e questa volta andò molto meglio: risolsi subito i passi e feci un paio di tentativi in cui caddi con la presa finale in mano. Tutto perfetto fino a quando ruppi parte della lametta orizzontale che si usa come piede per l’ultimo movimento (ma poco cambiava) e fino a quando, dulcis in fundo, non rovinai il bordo del rovescio che si una con la mano sinistra proprio per impostare quest’ultimo passo che è anche il più intenso della via. Pensai che, come per il piede, sarebbe cambiato poco ed invece le dita si incastravano male sulla presa ed il movimento non mi riusciva più. Ero di nuovo scoraggiato e non avevo nessuna voglia di continuare a cimentarmi in quei dannati 3 metri di roccia.

Arriviamo alla salita di ieri… tornato da Torino a maggio di quest’anno, sono ormai 2 mesi che un giorno sì e uno no mi trovo a Frosolone: all’inizio solo a ripetere vie che avevo già salito, poi come feci nel 2015, a “collezionare” tiri che non avevo liberato (vie nuove e vie che avevo lasciato indietro) e dopo un quindicina di linee toccava di rimettere mano a “Fallo Dentro”. Ci ho messo poco a liberarla (5-6 giri in totale) ma ad ogni giro credo di aver provato il singolo almeno 10 volte: il numero di giri conta poco e niente, ogni singola volta che ho provato quel movimento l’ho sentito duro e la percentuale di riuscita era sempre sotto il 50% (2 volte cadevo, una volta mi usciva ecc). Ieri proprio durante lo svolgimento del “4° Memorial Marco Berardo” riesco finalmente a togliermi questo peso dal cervello e “Fallo Dentro” è andata!!

Per me “Fallo Dentro” è la via con il singolo più duro che abbia mai fatto.

Pietro Radassao